Discalculia: strategie pratiche per la matematica in classe

Con la discalculia servono strategie pratiche, non più esercizi dello stesso tipo. Un alunno con discalculia capisce spesso il ragionamento, ma inciampa nei calcoli e nei numeri. In questo articolo trovi cosa osservare, come organizzare la lezione di matematica e come adattare compiti e verifiche.

Cos'è la discalculia secondo la Legge 170/2010

La Legge 170/2010 riconosce la discalculia tra i disturbi specifici di apprendimento. All'articolo 1, comma 5, la definisce come un disturbo che si manifesta con «una difficoltà negli automatismi del calcolo e dell'elaborazione dei numeri».

La parola chiave è automatismi. L'alunno può sapere come si fa un'addizione in colonna, ma non la esegue in modo rapido e sicuro. Recuperare a memoria che 7 × 8 fa 56 gli costa molta fatica, anche dopo tanto esercizio.

Per questo ripetere le stesse schede per ore non risolve il problema. Serve cambiare il modo di lavorare, non solo la quantità.

Partire dagli errori: cosa osservare nei quaderni

Le Linee guida allegate al Decreto ministeriale del 12 luglio 2011, nella parte sull'area del calcolo, indicano un punto di partenza preciso: l'analisi degli errori. Non basta segnare un risultato sbagliato. Bisogna capire quale processo ha portato a quell'errore, anche parlandone con lo studente.

Le stesse Linee guida, per il calcolo algebrico, distinguono diversi tipi di errore. Tra questi ci sono gli errori nel recupero dei fatti aritmetici, nell'applicazione di formule e procedure, nella scelta della strategia e gli errori visuospaziali.

Cosa vedi sul quadernoPossibile origineCosa provare
Tabelline sbagliate in modo diverso ogni voltaRecupero dei fatti numericiTavola pitagorica sempre a disposizione
Cifre incolonnate male, riporti dimenticatiAspetto visuospazialeQuaderno a quadretti grandi, colonne colorate per unità, decine e centinaia
Passaggi saltati o invertitiApplicazione della proceduraScheda con i passi numerati da seguire
Operazione giusta, problema sbagliatoScelta della strategia o comprensione del testoDisegnare la situazione prima di calcolare

Questa lettura degli errori aiuta a scegliere l'intervento giusto. È anche un'informazione utile da condividere nel consiglio di classe e con la famiglia.

Strategie didattiche per la discalculia in classe

Le Linee guida riconoscono che la ricerca non ha ancora risultati definitivi sui metodi per potenziare il calcolo. Indicano però alcuni principi: partire dagli errori, lavorare anche in modo individuale e aiutare l'alunno a sperimentare la propria competenza. Ecco come tradurli in pratica.

  1. Dal concreto al simbolo. Prima gli oggetti (cannucce, regoli, monete), poi il disegno, poi i numeri. Un passaggio alla volta.
  2. Linea dei numeri sempre visibile. Aiuta a capire grandezza e ordine dei numeri, a contare in avanti e indietro.
  3. Una procedura per scheda. Meglio cinque esercizi uguali e ben spiegati che venti misti. Le consegne vanno in alto, brevi e in grassetto.
  4. Esempio svolto accanto all'esercizio. L'alunno ha un modello da imitare e non deve ricordare tutti i passaggi.
  5. Stima prima del calcolo. Chiedere «il risultato sarà più o meno di 100?» allena il senso del numero e aiuta a scoprire gli errori.
  6. Verbalizzare il ragionamento. Far spiegare a voce come si è arrivati al risultato. Spesso il ragionamento è giusto anche quando il numero finale no.
  7. Colori con una funzione fissa. Per esempio, sempre lo stesso colore per le unità e uno per le decine. I colori devono essere pochi e usati sempre allo stesso modo.

Problemi di matematica: semplificare il testo

Molti errori nei problemi non dipendono dal calcolo, ma dal testo. Frasi lunghe, dati nascosti e parole difficili fanno perdere il filo. Ecco un esempio di adattamento.

Prima: «Marco, dopo aver acquistato 3 quaderni al prezzo di 2 euro ciascuno, si accorge di avere ancora a disposizione 4 euro. Quanto aveva inizialmente?»

Dopo: «Marco compra 3 quaderni. Ogni quaderno costa 2 euro. Dopo la spesa, Marco ha ancora 4 euro. Domanda: quanti euro aveva prima della spesa?»

Una frase per ogni dato, la domanda separata e in evidenza. Lo stesso metodo vale per i testi di studio: trovi altri esempi nella guida su come semplificare un testo per un alunno con dislessia.

Strumenti compensativi per il calcolo

Calcolatrice, tavola pitagorica e formulario personale sono gli strumenti più comuni. Le Linee guida li descrivono come un supporto che riduce il carico cognitivo, non come un allenamento che aumenta l'abilità.

Questo è il loro valore. L'alunno risparmia energia sul calcolo e la usa per capire il problema e scegliere la strada giusta. La calcolatrice fa il conto, ma decidere quale operazione fare resta compito dello studente.

Il formulario funziona meglio se lo costruisce l'alunno insieme al docente, con esempi svolti. Per la differenza tra strumenti e dispense leggi l'articolo su strumenti compensativi e misure dispensative.

Verifiche di matematica e PDP

Gli strumenti e le misure vanno scritti nel Piano Didattico Personalizzato. Così sono chiari per tutti i docenti e valgono anche in verifica.

  • Meno esercizi, ma dello stesso livello di difficoltà dei compagni.
  • Un tipo di esercizio per pagina, con spazio per i calcoli.
  • Uso degli strumenti previsti nel PDP anche durante la prova.
  • Valutazione che guarda al procedimento e al ragionamento, non solo al risultato.

Trovi altre indicazioni pratiche nelle 8 regole per adattare le verifiche agli alunni con DSA.

Il ruolo della motivazione

Le Linee guida parlano di «impotenza appresa»: dopo tanti insuccessi, l'alunno smette di provarci. Prima di qualsiasi tecnica serve fargli vivere qualche successo vero.

Iniziare con un esercizio che sa fare, lodare il metodo e non la velocità, evitare le gare di tabelline alla lavagna. Sono gesti piccoli, ma cambiano il clima della lezione.

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