Compiti e dislessia: come aiutare tuo figlio senza sostituirti a lui
Con un figlio con dislessia, i compiti possono diventare la parte più faticosa della giornata. La tentazione è leggere tutto al posto suo, dettare le risposte, finire in fretta. L'obiettivo è un altro: aiutarlo nei compiti senza sostituirti a lui, così che impari a lavorare da solo con gli strumenti giusti.
Il ruolo della famiglia nei compiti: cosa dicono le Linee guida
Le Linee guida ministeriali sui DSA del 12 luglio 2011 descrivono anche il compito della famiglia. Tra le altre cose, la famiglia sostiene la motivazione e l'impegno del figlio nel lavoro scolastico e domestico e verifica regolarmente lo svolgimento dei compiti assegnati.
Lo stesso testo chiede di incoraggiare «un sempre maggiore grado di autonomia nella gestione dei tempi di studio». In pratica: il genitore accompagna e controlla, ma non fa al posto del figlio.
La Legge 170/2010, all'articolo 6, prevede inoltre che i familiari fino al primo grado di studenti del primo ciclo con DSA, impegnati nell'assistenza alle attività scolastiche a casa, abbiano diritto a orari di lavoro flessibili. Le modalità le stabiliscono i contratti collettivi nazionali: vale la pena chiedere al proprio datore di lavoro o al sindacato cosa prevede il proprio contratto.
Aiutare sì, sostituirsi no: dove passa il confine
Aiutare significa togliere l'ostacolo che il disturbo crea, non il ragionamento. Se tuo figlio fatica a decifrare il testo, puoi leggerlo con lui o fargli usare la sintesi vocale. La risposta, però, deve pensarla lui.
| Ti sostituisci quando… | Lo aiuti quando… |
|---|---|
| Leggi il testo e poi gli spieghi cosa dice | Leggi il testo (o lo ascolta in audio) e gli chiedi di raccontartelo |
| Detti le risposte da scrivere | Lui risponde a voce e tu scrivi le sue parole, oppure usa la videoscrittura |
| Correggi ogni errore di ortografia | Ti concentri sul contenuto e segnali solo pochi errori ricorrenti |
| Prepari tu la mappa per l'interrogazione | Costruite la mappa insieme, ma le parole chiave le sceglie lui |
| Finisci tu l'esercizio perché è tardi | Ti fermi e scrivi una nota al docente su quanto tempo ci è voluto |
Una routine dei compiti che riduce la fatica
La dislessia rende la lettura lenta e stancante. Una routine prevedibile aiuta a non sprecare energie nel decidere cosa fare e quando.
- Stesso momento, stesso posto. Un tavolo sgombro, lontano da televisione e telefono, dopo una pausa dalla scuola.
- Guardate insieme il diario. Elencate i compiti e stimate quanto dura ciascuno. Partite da uno breve, per prendere il ritmo.
- Blocchi brevi con pause. Meglio 20-25 minuti di lavoro e 5 di pausa che un'ora di fila con l'attenzione a pezzi.
- Prima la consegna, poi il lavoro. Chiedi a tuo figlio di spiegarti con parole sue cosa deve fare. Molti errori nascono da consegne lette male.
- Chiudi con un controllo, non con una correzione. Verificate che i compiti siano fatti e che lo zaino sia pronto per il giorno dopo.
Strumenti compensativi anche a casa
Gli strumenti previsti nel PDP non servono solo in classe. Usarli a casa ogni giorno è il modo migliore per renderli familiari e veloci. Se non hai chiaro quali siano, trovi una spiegazione con esempi in strumenti compensativi e misure dispensative.
- Sintesi vocale e audiolibri per lo studio delle materie orali.
- Videoscrittura con correttore per i testi più lunghi.
- Mappe e schemi per ripassare e preparare le interrogazioni.
- Tabelle e formulari per matematica, grammatica e lingue straniere.
All'inizio servirà il tuo aiuto per impostarli. Poi il tuo ruolo diventa ricordare che esistono, finché tuo figlio non li sceglie da solo.
Un esempio di aiuto nei compiti: prima e dopo
Prima. Il compito è studiare due pagine di storia. Il genitore legge ad alta voce, riassume e fa ripetere. Dopo un'ora il ragazzo ripete le frasi del genitore, ma il giorno dopo non ricorda quasi nulla.
Dopo. Il ragazzo ascolta le due pagine con la sintesi vocale, un paragrafo alla volta. Alla fine di ogni paragrafo dice a voce l'idea principale e il genitore la scrive su un foglio. Con quelle frasi costruiscono insieme una piccola mappa, che il ragazzo usa per ripetere da solo.
Il tempo è simile, ma nel secondo caso il lavoro di comprensione l'ha fatto lui. Ed è quello che conta in interrogazione.
Quando i compiti per un alunno con DSA sono troppi: parlarne con i docenti
Se i compiti occupano tutto il pomeriggio e la sera, non è un problema da risolvere stringendo i denti. È un'informazione utile per la scuola. Annota per una o due settimane quanto tempo richiede ogni compito e quali sono i punti di blocco.
Con questi dati puoi chiedere un colloquio e proporre aggiustamenti concreti: meno esercizi dello stesso tipo, testi in formato digitale, consegne più chiare. Il luogo giusto per scriverli è il PDP, che la famiglia condivide con la scuola. Se vuoi capire meglio cosa contiene, leggi PDP: cos'è e cosa può chiedere la famiglia.
Preparare i materiali senza passare le serate al computer
Molto del tempo dei genitori se ne va nel preparare testi più leggibili, mappe e audio. Adatta crea materiali facilitati dalla foto della pagina del libro, così il tempo insieme va allo studio e non alla preparazione. Puoi iniziare con il Kit Inclusione gratuito.
Questo articolo ha scopo informativo. Gli strumenti e le misure per ogni alunno sono definiti nel suo PDP, insieme alla scuola e agli specialisti che lo seguono.